Gatti, insonnia e il tempo che passa


Da qualche anno a questa parte non riesco più a dormire bene. Negli ultimi mesi però (un annetto direi…) il mio rapporto con Morfeo è diventato ancora più conflittuale del solito: tardo a prender sonno, passo ore fissando il soffitto,mi alzo infinite volte per andare al bagno, mi rigiro nel letto cercando una posizione comoda, mi addormento, mi sveglio, mi appisolo, mi risveglio… e tutto questo per i miei gatti è come un parco giochi! Mi vedono passeggiare per casa come uno spaventapasseri alle 4 del mattino e pensano che sia l’ora giusta per iniziare a giocare. Oppure mi sentono svegliare per un brutto sogno, e pensano sia l’ora delle coccole, della pappa e del buongiorno…
Alla fine, tirando le somme, dormo poco e male, e quando alle 6:30 suona la sveglia sono stanca, assonnata e nervosa, e inizio la giornata con la stessa energia di un bradipo.
Le 6:30.. anche questo.. che orario è?? Come fa la gente ad alzarsi alle SEI E TRENTA?! ci sono degli orari che dovrebbero essere banditi.. “E’ una questione di abitudine” dicono, ma ancora io non sono riuscita ad abituarmi: la sveglia alle sei del mattino è una cosa che gestisco male.
Prima non era così… mi chiedo come cavolo facessi ai tempi del liceo.  Mi svegliavo alle 6, facevo colazione, una doccia veloce e bella pimpante e riposata alle 7:30 ero fuori.
Anche questo è cambiato… ecco, le cose che cambiano forse è il topic principale di questo post, solo che non sapevo scegliere un titolo che non risultasse smielato e da filosofa pentita. (E probabilmente devo anche rivedere il concetto di “introduzione”. Sorry, devo ancora imparare…).
Comunque! Dicevo! Le cose che cambiano…
Sono cambiate molte cose rispetto a quando andavo a scuola… o forse no, non è cambiato quasi nulla, sono solo io che sono cambiata, anche se solo in alcune sfumature, forse…
Ieri sera parlavo di questo con un amico.. sicuramente oggi non mi sento la stessa persona di un anno fa, e certamente un anno fa non ero la stessa di 5 o 10 anni prima.
66352_381737331905585_119127070_n - CopiaNon sono più lo scricciolo timido in fondo alla classe che viene preso in giro e che si immobilizza davanti ai soprusi. Oggi se qualcuno mi prende in giro, è  probabile che lo minacci di prenderlo a schiaffi, e se vedo un sopruso nei confronti di persone e animali intervengo per difendere.
Non sono più la ragazzina spaesata che si intimidisce davanti alle persone e alle cose più grandi di lei. Oggi sono intraprendente, le cose più grandi di me mi piacciono, mi piace mettermi alla prova, mi piace lottare per abbattere i muri. Sono una che prende il mondo a morsi, e ogni volta cerca di mordere un po’ più forte.
Non sono più la ventenne emotiva e sensibile che scoppia in lacrime senza controllo davanti a un cucciolo investito per strada. Oggi sono più forte… e so proteggermi più di ieri.

Ovviamente ho le mie debolezze, come tutti (non esistono ne Superman ne Wonder Woman, e se qualcuno ci si comporta, è  solo superficiale. E’ una persona che vive sul pelo della sua vita, sulla superficie… senza entrarci mai per davvero), ho solo imparato a gestire le mie vulnerabilità, e ad impedire alle emozioni di prendere il sopravvento. Anche a quelle negative…

Questo mi ha resa più forte… e anche con meno pelo sullo stomaco.
Non sono più la bambolina che raramente esprime la sua opinione, come 10 anni fa. Oggi se ho qualcosa da dire la dico. Punto. Ma con il tempo ho imparato anche a dirle in un certo modo, e ho imparato che dire la propria opinione è sacrosanto, ma lo è anche farlo nel contesto più appropriato.

Perchè se non sono più la timida ragazzina di 10 anni fa, non sono più nemmeno l’aggressiva giovane di qualche anno fa, appena uscita dalla fase adolescenziale, con ancora qualche strascico della tipica incazzatura contro il mondo…Una specie di caterpillar, quasi.
In quel periodo ad esempio, dicevo chi ero e cosa pensavo con forza, decisione e convinzione. Sempre con educazione, ma il mio obiettivo non era comunicare. Era dire.
Ad oggi invece ho imparato che con alcune persone puoi esprimere ciò che sei davvero, e con altre no. Semplicemente perchè magari non è utile… non è funzionale…

Crescendo sono diventata una lottatrice, una guerriera, una di quelle che all’occorrenza si trasforma in una paladina che si attiva per “aggiustare le cose storte”.  Ma con il tempo ho imparato che non è necessario (ne obbligatorio) lottare SEMPRE per TUTTO ciò in cui credi, perchè non sempre il mondo lo si può cambiare, non sempre vuole essere cambiato,  e perchè prima CAPISCI questo, prima ricominci a dormire bene la notte.
Ho imparato che esistono delle cause perse, cose che non cambieranno MAI, ingiustizie a cui non puoi far fronte, e che i chili di impegno e lacrime che ognuno può investire sono sprecati, INUTILI. Che anche se fa male, l’unica cosa che puoi fare è ACCETTARLO e imparare a conviverci. Punto.
Così ho imparato ad accettare che purtroppo gli animali vengono investiti, e che guerre e fame esistono, e mietono soprattutto i bambini. L’unica cosa che puoi fare è aiutare come puoi, nel tuo piccolo…

Sono una persona caparbia e testarda ( e non sempre è un pregio, anzi, c’è chi direbbe che non lo è quasi mai…), difficilmente mollo l’osso, se ho un obiettivo mi impegno per raggiungerlo, con tenacia e costanza… Ma ho dovuto imparare anche ad ADATTARMI.
Ho imparato che a volte ( non sempre, ma a volte si..) ci sono obiettivi più grandi di me. Che bisogna avere anche la capacità di lasciare stare, ed il coraggio di mettere un punto.
Così se fino a qualche tempo fa ero disposta a discutere ore intere affinchè mi venisse riconosciuta una ragione evidentemente non condivisa, oggi ho imparato a dire anche ” ok, la pensiamo in modo diverso, andiamo avanti.” E’ un traguardo, credetemi.

Ho imparato che le persone non si possono cambiare, che devi accettarle così come sono, anche se le ami, e vorresti che fossero più forti e imparassero a proteggersi…

E ho capito anche che se vuoi cambiare qualcuno che ami…beh, forse non lo ami!

Ho imparato che non sempre l’intenzione giustifica il comportamento, e che pur non volendo capiterà  che ANCHE TU farai soffrire qualcuno a cui tieni. E dovrai accettarne le conseguenze.
Ma mi hanno dimostrato che certi rapporti sono più forti di altri ( eccome se  me l’hanno dimostrato!!), e allora ho imparato anche a perdonare.

Ho capito che non tutti danno amore nello stesso modo, che può capitare che qualcuno ami più, e qualcuno meno…. e allora ho imparato anche a lasciare andare

Ho imparato a stare sola e ad apprezzare la solitudine.
Ho capito che avere una persona accanto che c’è a prescindere da tutto, anche quando dai il peggio di te, è stupendo e sorprendente.
Avere qualcuno che ti tiene per mano mentre attraversi la tua vita è meraviglioso… ma RIUSCIRE ad attraversarla da sola lo è ancora di più!!
E quando ci riesci, quella sensazione di indipendenza, forza e libertà è impagabile.

E ho capito anche, che quando riesci  ad ascoltare i tuoi pensieri senza sentire un rumore assordante provenirti da dentro, vuol dire che stai imparando ad amarti. Per come sei. E questo è molto importante.

La pazienza è una virtù che non mi è mai appartenuta! Odio attendere, odio i tempi morti e passivi e odio quella terribile sensazione di inettitudine e nullafacenza che provo in quegli istanti. Non sono una persona paziente, ma mio malgrado, ho dovuto imparare ad aspettare.
Aspettare un cambiamento, aspettare un risultato atteso, e aspettare che il tempo guarisca le ferite, e che ti aiuti ad abituarti alle assenze. E alle partenze…

Ho conosciuto ed esplorato i miei limiti, anche quelli di sopportazione…
E ho imparato che chiedere aiuto a volte è fondamentale se vuoi risalire in fretta dal fondo.

Rispetto a qualche anno fa sono cambiati anche i miei gusti, le mie passioni, le mie attitudini… Ad esempio, ho da poco scoperto che colorare mi rilassa. Io che non sono mai stata capace di tenere una matita in mano e ho sempre detestato qualsiasi forma di arte creativa…  E allora ho comprato uno di quei libri pieni di disegni da colorare, per adulti.

Anche i miei obiettivi per il futuro sono diversi da prima. A 19 anni ero sicura di SAPERE cosa volessi fare “da grande”. E oggi, a un passo dalla laurea, non solo non sono più sicura della mia scelta, ma non so più se quello che ho scelto mi piace davvero…
Oggi viaggerei. Prenderei uno zaino, 2 magliette, 2 paia di mutande, e partirei. Sola. Dove e come non lo so, OVUNQUE E IN QUALSIASI MODO. In treno, dormendo nei campeggi, facendo lavoretti vari. Vorrei vedere il mondo. Sei mesi, un anno, tre anni. Senza una scadenza precisa. Che fai nella vita? LA VIAGGIATRICE.
E chissà che prima o poi non lo faccia davvero…
Anche se ogni volta che ci penso, mi sento sempre un po’ fuori tempo. Come se da una certa età in poi non si potesse più sognare in grande, ma soltanto adattarsi e dirigersi verso la direzione che DOVRESTI dare alla tua vita.
La direzione che la tua  vita DOVREBBE prendere.
Come se sognare di viaggiare per il mondo a 18 anni fosse doveroso, e invece a 24-25 fosse da immaturi. Eh si, perchè a questa età devi pensare al TUO FUTURO (scoprire il mondo non è collocabile nel tempo, evidentemente…): trovare un lavoro STABILE (sennò non ha valore perchè non dà certezze), pensare alla famiglia, e mettere su radici. Radici?
LE RADICI DEVI AVERLE DENTRO DI TE. Sei TU la tua radice. Potrai intrecciarti con le radici di qualcun altro forse, a un certo punto della tua vita. Ma se non hai le tue, forti, e indipendenti dal luogo dove sei e dagli altri, non potrai mai far crescere un albero resistente.

Tutti vogliamo trovare un lavoro stabile e sentirci felici di ciò che facciamo e di come viviamo, soltanto che forse, per raggiungere questo, non è necessario SACRIFICARE quello che VORRESTI essere oggi. Le persone hanno obiettivi e tempi di realizzazione diversi.

Sicuramente “la famiglia” è l’ultimo dei miei… In realtà non credo proprio sia un obiettivo,oggi.
Partire. Quello è un obiettivo. Realizzarmi lavorativamente, anche. Magari completare gli studi all’estero. Andare, fare esperienze, arricchirmi, crescere, cambiare
Ecco, anche questo è diverso da prima: il mio rapporto con i cambiamenti
Fino a poco più di un anno fa mi facevano paura. Mi TERRORIZZAVA il nuovo.
Ero una fan del ” meglio il male conosciuto che il buono da conoscere“. E quando dovevo affrontare un cambiamento, in realtà non lo affrontavo, ma lo SUBIVO.
Talvolta era limitante…

Oggi invece il cambiamento non mi spaventa più. Non solo. Lo voglio. Lo cerco!
Ho bisogno di inebriarmi di aria pulita e nuova, di stupirmi di cose sconosciute, di  scoprire quali altri cambiamenti ci sono in serbo per me.
Voglio vivere la mia vita, ma come voglio io, senza che i tempi sociali mi facciano sentire inseguita o inadeguata.
Perchè se c’è un qualcosa che non è cambiato è il pensiero che muove la mia vita:

Voglio svegliarmi una mattina, a 70 anni, guardarmi allo specchio,ed essere SODDISFATTA. Appagata dalla mia vita, felice di quello che ho realizzato e di come l’ho vissuta, nonostante tutto.

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BREXIT



Goodbye UK, goodbye. [Cit.]29471212-Simboli-di-Londra-Inghilterra-Regno-Unito-Cabina-telefonica-rossa-il-Big-Ben-e-la-bandiera-nazionale-Archivio-Fotografico
Stamattina attorno alle 6 la notizia è diventata ufficiale: Il Regno Unito esce dall’Unione Europea!
Anche se…. tanto UNITO non è. Perchè a votare per il LEAVE è stato poco meno del 52% dei votanti, contro il 48% per il REMAIN. Quindi esce dall’Europa, ma DI CERTO non sono tutti contenti! Anzi si potrebbe dire che META’ della popolazione(soprattutto i giovani) non lo è, perchè uno scarto del 2% non può essere considerata una differenza valida.
Ma è stata DECISIVA: L’isola blu, bianca e rossa al nord della Francia e nel bel mezzo dell’oceano Atlantico (e i vari territori amministrativi annessi) non farà più  parte dell’Europa. 

E’ una data storica, sia per la straordinarietà dell’evento, che per le conseguenze che questo avrà…
Conseguenze che a mio avviso si possono pronosticare, ma fino a un certo punto, e che per vederle DAVVERO bisognerà soltanto attendere. Lasciando stare le opinioni personali riguardo il risultato del voto, sono due le considerazioni che desidero fare.

-Ha fatto bene oppure ha fatto male, STA DI FATTO che questo voto è l’espressione (quantomeno simbolica) di un malcontento generale, se non di paura. Perchè chi ha votato per l’OUT secondo me non lo ha fatto perchè xenofobo, anticonformista e poco unitario, lo ha fatto perchè ha visto, ad oggi, solo questa come soluzione per provare ad aggiustare le cose. Gli è stata data la possibilità di esprimere un voto, una opinione, e ha votato per la speranza di un miglioramento, un cambiamento in positivo. 
E sinceramente penso che sia SACROSANTO. Avere la possibilità di scegliere SE rimanere in una situazione negativa, o scegliere se cambiare le cose dovrebbe essere un diritto di tutti.
Quando in un gruppo (anche amicale) le idee, gli interessi e l’adesione alle regole non rispecchiano più la volontà di OGNI SINGOLO INDIVIDUO che appartiene al gruppo(diventato una entità a sè), la persona “outsider”, nel rispetto della propria individualità, a un certo punto si chiamerà fuori, e condurrà la propria vita secondo idee, regole e pensieri che gli sono congeniali. E’ naturale, e anche doveroso.
In una situazione in cui un PAESE manifesta malcontento, indignazione e poca adesione rispetto alle regole e ai pensieri Unitari ( che poi questa unità la vorrei vedere, come se il Regno Unito fosse stato l’unico a lamentarsi!) è sacrosanto CHE ABBIA LA POSSIBILITA’ di scegliere se continuare ad aderirvi o no.

Piccola parentesi: a questo proposito vorrei elogiare Cameron (che coerentemente si è dimesso), il quale, non solo ha mantenuto una promessa, ma ha dato ALLA GENTE la possibilità di dire la sua, rischiando (come è successo) che il risultato andasse a suo sfavore. Qua in Italia CE LO SOGNIAMO UN LUSSO COME QUESTO. Da noi nemmeno li propongono i referendum, e se lo fanno, il governo ELIMINA dalla proposta di legge le clausole che non gli piacciono. Alla faccia della democrazia! Cameron, anche se sconfitto ha dato un grande esempio di democrazia e sovranità popolare. E la cosa più sconvolgente è che sono STUPITA di questo, quando dovrebbe essere la normalità. Chiusa parentesi.
In definitiva quindi, agree or not agree, agli inglesi, poco contenti come tutti (!!) è stato chiesto di prendere una decisione, e la maggior parte di loro, andando consapevolmente incontro a possibili rischi, ha bellamente deciso di mandarci a quel paese!Perchè evidentemente non frega a nessuno della moneta comune, dell’ easy travel, o delle altre Euroleggi. Quello che importa è stare BENE, a casa propria. QUESTO E’ QUANTO.
-Seconda considerazione, un po’ più giovanile, da under 30 quale sono: l’uscita del Regno Unito dall’Europa DISTRUGGE sogni e speranze dei giovani, ai quali il mondo dovrebbe appartenere.
Parlo in prima persona, ma è un pensiero comune, e oggi, questo disorientamento è proprio palpabile.
Per me, come per tutti i giovani della mia generazione, UK rappresenta una speranza. Di lavoro, di istruzione, di realizzazione, di serenità, civiltà e benessere… E per spiegare QUANTA speranza rappresenti, basta vedere quanti di noi italiani siano disposti a trasferirsi la, nonostante il freddo ed il cielo grigio.

E la cosa più rassicurante, che ci faceva dormire a sonni tranquilli, era che questa oasi di speranze era (con impegno e sacrifici, certo) FACILMENTE RAGGIUNGIBILE.
Speranze che stamattina alle 6 si sono distrutte. Infrante come onde sugli scogli. Sciolte come neve al sole. Esplose come il Big Bang. PUF. Svanite. 
Perchè se l’UE ha causato danni, una cosa buona l’ha realizzata: con l’abbattimento delle frontiere ha fatto si che la le persone potessero viaggiare, imparare, lavorare, istruirsi, trasferirsi, crescere e sognare ovunque in Europa, sentendosi comunque a casa. Nella mente dei giovani della mia generazione non sono rari pensieri del tipo ” cerco lavoro li; voglio trasferirmi qui; desidero studiare la;” L’ Europa Unita ha fatto si che questo fosse fattibile, quindi poco importa ad esempio se qui quel determinato indirizzo di studi è mediocre, o se quel lavoro non è abbastanza retribuito, perchè puoi andare a farlo altrove, in Europa. E’ una possibilità meravigliosa. E’ la libertà di poter trovare IL TUO POSTO NEL MONDO, sognando a “misura d’uomo”. 
La paura adesso è che staccandosi dall’ UE, il Regno Unito diventi chiuso ed inaccessibile, come gli USA, dove rimanere è difficilissimo.
Oppure che diventi  così ovattato da farti rimpiangere di aver investito impegno e tempo nel realizzare qualcosa li, perchè SOLO li puoi farla. 

Mi auguro che questo non cambi, che trasferirsi li continui ad essere “semplice”, che studiare li rimanga fattibile ed ugualmente equiparato al resto degli altri Paesi. Mi auguro quindi che questa separazione  sia più simbolica che territoriale.Che rappresenti solo la possibilità degli inglesi di poter dire ” a casa nostra facciamo come vogliamo e basta”, piuttosto che una REALE SEPARAZIONE dal resto del mondo.
Ultimissimo commento (lo giuro!): il 60% degli under 25 ha votato per il REMAIN, il 45% della popolazione tra i 25 e i 49 anni ha votato per il REMAIN, il 39% per il LEAVE e appena il 17% astenuto. Tra i 50 e i 64 anni la maggioranza dei votanti effettivi (48%) ha scelto LEAVE, e(rullo di tamburi) il 60% degli OVER 65 ha votato LEAVE. 
E’ CHIARISSIMO che c’è una differenza generazionale nelle idee e nei pensieri, ma il problema non è solo questo.
UK lascia l’Europa, e a vincere è stata l’UK anziana, non più giovanissima, poco aperta al nuovo (come succede a una certa età) e concedetemelo, un po’ bigotta.
IL MONDO DOVREBBE ESSERE DEI GIOVANI, CHE LO STANNO VIVENDO. DOVREBBERO ESSERE LORO A COSTRUIRLO E A CAMBIARLO. MA NON E’ COSI’, EVIDENTEMENTE. E questo è disarmante.

Alla fine dei conti, stamane il Regno Unito si è svegliato indipendente dall’Europa, ma DIVISO. IN contro OUT , GIOVANI contro VECCHI. Con la sterlina colata a picco, e un deputato che per difendere le proprie idee ci ha rimesso la vita. UN GRAN BEL CASINO. Per tutti. Speriamo solo che non succeda il finimondo.

Chi l’ha detto che il Sole non è blu?

Ieri mattina abbiamo colorato.
In questo periodo sto  svolgendo il tirocinio in una comunità terapeutica per pazienti psichiatrici. A dirla così sembra chissà che, invece è semplicemente un posto dove al momento alloggiano tante brave persone, con emozioni, desideri, capacità, affetti… cui la vita ha donato una fragilità interiore particolare, che con il tempo è diventata una malattia…
Tra le varie attività terapeutiche e di gruppo quotidiane, ogni tanto, nei “tempi morti” diciamo,  qualcuno prende quel bellissimo scatolone pieno di colori di vario genere e tipologia, fogli bianchi e i fogli disegnati, e chi vuole può sedersi al tavolo e colorare! E’ una attività che piace molto agli ospiti della comunità, ma anche agli operatori. Gli ospiti si rilassano e al contempo hanno la possibilità di esprime la loro creatività e quindi parti di se; e gli operatori possono comunicare con loro in un contesto molto più “leggero” e quindi più naturale…
Quando è possibile anche io prendo un disegno, mi siedo al tavolo, e coloro (cosa che non facevo dalle elementari!!).
Posso essere sincera? Mi piace da matti!!  Mi piace vedere loro in un contesto tranquillo, perchè sono più aperti e ti permettono di conoscerli meglio. Inoltre colorare rilassa anche me. Questo mi ha fatto riflettere sul fatto che ognuno di noi, in fondo vede il mondo in maniera differente dagli altri. TUTTI. Soltanto che nella società odierna, esprimere un pensiero, una realtà personale diversa dal “comune”è sempre un rischio.
Tramite le arti grafiche, e le arti in genere, invece si può. Ad esempio, in comunità, c’è chi colora i disegni seguendo la “guida colorata”, forse perchè ha bisogno di un contatto con la rearltà un po’ più forte. Oppure c’è chi li stravolge completamente. Un anticonformista dei colori, che magari fa diventare le pere  marroni, le castagne  verdi e il sole  blu. Forse lo fa perchè nella sua vita, ogni qualvolta ha provato a esternare la SUA visione della realtà, le conseguenze non sono mai state facili.. ha sempre dovuto pagare un prezzo, che invece colorando un disegno in un contesto terapeutico non deve pagare. Ad ogni modo tutti i risultati sono bellissimi. Chi segue con precisione le guide, chi stravolge i colori, chi disegna a mano libera, chi colora facendo dei trattini e chi dei puntini… Ognuno di quei fogli è una piccola opera d’arte.

Ognuno vede il mondo a modo suo quindi… ed io ieri mattina lo vedevo così:

13467498_10209846317142724_972940330_oUn po’ a matita, un po’ a spirito e un po’ a cera…  Con il celo verde e la carpa gialla.

The Cat.


BADABAMBOOOM!! Ma che è sto casino?! Spalanco gli occhi. Che avrà combinato adesso?!?! L’orologio che proietta al tetto segna le 4:10. LE QUATTRO E DIECI! E’ piena notte. Mi alzo dal letto, e mentre mi incammino verso la porta della stanza, sento quell’inconfondibile TIN TIN TIN del suo collare. Dopo pochi istanti ECCOLO. Sulla soglia della porta. Mi guarda con noncuranza, mi passa accanto, salta sul letto, si distende e con legiadria comincia a leccarsi. Eh si, perchè il gatto è così! E’ capace di giocare con qualsiasi cosa  in piena notte, o miagolare senza apparente motivo a oltranza, o sparire per giorni… e poi tornare da te, guardarti, e addormentarsi sul tuo letto. 

Ricordo quando mia madre tornò a casa dopo un viaggio di lavoro con quel batuffolo arancione e bianco di pochi mesi, abbandonato davanti un albergo in provincia di Napoli.
Abbiamo capito subito che sarebbe diventato il re della casa.Sono passati nove anni.
Ricordo quando quel pomeriggio d’estate di quattro anni fa, di ritorno dal mare, vidi davanti al cancello di casa quello scricciolo rosa, 150 gr. appena, malaticcio, e così piccolo che inciampava sull’asfalto mentre camminava verso di me. Avevo paura a taccarlo, e per portarlo in casa, l’ho dovuto mettere dentro il casco.
Ho avuto modo di scoprire poi che era una femminuccia.
Eccoli qua, che mi guardano mentre scrivo. Lui e Lei. Lui, così paziente ed elegante, e Lei, affettuosa, rumorosa e un po’ goffa. 

Un gatto non è semplicemente  “un animale domestico”, è una filosofia di vita…
Averne uno in casa ti permette di mettere in discussione tante cose, come i tuoi orari ed i tuoi spazi… e ti consente di conosce meglio il tuo carattere,e cambiarne alcuni aspetti,  come la pazienza e  l’apprensione…
Con il tempo ho imparato a conoscere “IL GATTO”. 
Ricordo la prima volta che ha dormito sul mio letto, e come ha giocato tutta la notte con i miei piedi.
Ricordo la prima volta che è “sparito”. L’ho cercato in tutta la casa, OVUNQUE mi venisse in mente, ero disperata… e poi l’ho visto uscire da una cesta, altissima,sopra l’armadio. Ricordo la prima volta che è scappato. E’ saltato nel giardino dei vicini, e ricordo le peripezie per riuscire a prenderlo.
Ricordo quando mi ha portato la prima lucertola, il primo topolino… e anche il secondo. Lui tutto tronfio… e io che urlavo!!
Ricordo i primi “agguati” notturni, alle gambe, mentre assonnata mi dirigevo verso il bagno. Lui si divertiva e io mi arrabbiavo.
Ricordo anche la prima volta che ha capito che ero triste… si è disteso sul mio petto e con la sua bianca zampetta mi ha toccato delicatamente il mento umido…. 
Con il tempo impari a conoscere “IL GATTO”… e lui te.
Ho imparato in quale posizione dormire, affinchè possiamo stare comodi entrambi. Adesso SO dove cercarlo se non lo vedo in giro, e lui SA dove nascondersi se vuole farsi trovare. 
Ho imparato a lasciarlo libero di esplorare, perchè mi fido di lui e del fatto che torna sempre.
Ho imparato a riconoscere la sua sagoma nel buio, e a non spaventarmi quando salta fuori all’improvviso. Ho imparato a conoscere il significato dei suoi miagolii, e a non arrabbiarmi se mi sveglia durante la notte.
Mi sono abituata ai soprammobili per terra, ai peli sui vestiti, a quei piccoli graffietti sulle braccia, e alle sue carezze, pungenti ma delicate.
Guardando i miei gatti saltare ho capito che non si può privare MAI del tutto un essere vivente della sua libertà. Potrai metterlo in gabbia, privarlo della sua indipendenza fisica, domarlo, forse, ma MAI privarlo di quello spirito di vita e di forza che sempre risiederà nella parte più profonda del suo essere. Potrai amarlo e rispettarlo, ma mai POSSEDERLO davvero. Vale anche per l’uomo. 
I gatti sono  l’incarnazione a quattro zampe di questo spirito… e se li osservi con attenzione, trasmetteranno questa sensazione pure a te… E ti sentirai sempre un po’ diversa.
Concludo con una frase dedicata ai gatti che mi fa sempre sorridere:
” Grazie ai suoi lunghi baffi che mi solleticano, inizio ogni  giorno ridendo” (Janet F. Faure)